Vi invitiamo a leggere un articolo sul sito Carmilla Online. Ecco un’estratto:

 

La posta in gioco è alta: la difesa degli ecosistemi e degli equilibri idrogeologici della terra,  la difesa delle condizioni di vita di chi la abita, la difesa delle risorse pubbliche aggredite dalla speculazione privata.
Interessi  generali della società che i movimenti da sempre rappresentano, a dispetto di chi li accusa di nimbyismo.
Ma non si tratta solo di questo.
La drammaticità dell’emergenza climatica ha imposto prepotentemente un cambio di passo, un innalzamento degli obiettivi e delle parole d’ordine, perché è l’intero modello di sviluppo – di cui la logica delle Grandi Opere è un’ espressione – che sta portando il Pianeta al collasso.
O meglio: ciò che sta collassando sono le condizioni necessarie per la sopravvivenza di decine di migliaia di specie viventi, compresa quella umana.
Il Pianeta in realtà può continuare tranquillamente senza di noi, mentre la vita sulla Terra muterà le sue forme e abitudini, come già ha cominciato a fare.

Che il tempo a nostra disposizione stia finendo ce lo ripetono, ormai da anni, centinaia di scienziati da tutto il mondo, e non hanno certo l’aspetto di millenaristi medievali.
Ce lo ripetono con frequenza crescente i venti che sfondano le nostre finestre, i fiumi di fango che invadono strade e case travolgendo cose e persone.
Altrove, lontano dai nostri occhi e dai nostri teleschermi, succede anche di peggio.
In Africa, nel 2017, il disastro climatico ha trascinato 39 milioni di persone di 23 paesi nell’insicurezza alimentare disseccando fonti d’acqua, pascoli e colture.
In questo modo, affogando o crepando di fame, parte dell’umanità celebra l’innalzamento di 1°C della temperatura della Terra rispetto all’epoca preindustriale.

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